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 articolo interessante - droghe e guida

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luciano
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MessaggioTitolo: articolo interessante - droghe e guida   Mer Gen 14, 2009 9:51 pm

“Drogati” al volante o informazione drogata?

Da Fuoriluogo.it, di Pier Paolo Pani - 9 gennaio 2009

Un’analisi scientifica dei test per accertare la guida sotto l’effetto delle sostanze psicoattive di Pier Paolo Pani, Medicina delle Tossicodipendenze (Cagliari).
Sempre più frequentemente i mezzi di informazione riportano casi di incidenti dovuti all’uso di sostanze stupefacenti. Il problema è certamente rilevante: gli incidenti sulla strada costituiscono la prima causa di morte in età giovanile, morti evitabili agendo sui fattori di rischio. Fra questi l’uso di psicofarmaci, alcol e sostanze stupefacenti occupa un posto di rilievo, assieme ad altri, quali la velocità, l’affaticamento, il mancato rispetto di altre regole per la sicurezza (casco, cintura , etc.).
Le sostanze d’abuso alterano le funzioni necessarie per la corretta conduzione degli autoveicoli, agendo principalmente sul sistema nervoso. Esse, una volta introdotte nell’organismo (per via orale, intranasale, inalatoria, endovenosa), si diffondono nei vari organi e apparati, cervello incluso, attraverso la circolazione sanguigna. La durata degli effetti dipende dal tipo di sostanza. Considerando le più frequentemente utilizzate (alcol, cocaina, eroina e cannabis) si tratta di qualche ora (da una a otto). La durata d’azione dipende anche dalla dose: maggiore sarà la quantità di sostanza che arriva al cervello e più potenti e duraturi saranno gli effetti. Le sostanze vengono quindi eliminate, sempre per mezzo del sistema circolatorio, e parzialmente modificate, prevalentemente attraverso i reni con le urine e il fegato con le feci.
Eccetto che nel caso dell’alcol, la cui eliminazione è più rapida, la presenza delle sostanze o dei loro metaboliti (spesso inattivi) nell’organismo si rileva per lungo tempo dopo la cessazione degli effetti. Nelle urine, che vengono solitamente utilizzate per i controlli tossicologici, il metabolita della cocaina si trova per 2-4 giorni, quello dell’eroina per 3-5 giorni, i cannabinoidi fino a 4-6 settimane. Nei capelli, poi, è possibile rilevare la presenza di sostanze assunte nei mesi precedenti.
Urine e capelli non forniscono, tuttavia, indicazioni attendibili sulle capacità attentive, cognitive, sui tempi di reazione, etc. dell’individuo esposto agli effetti delle sostanze d’abuso. Per poter avere indicazioni valide sullo stato psicofisico della persona nell’arco di tempo nel quale le sostanze esplicano i loro effetti, il materiale biologico più utile è, infatti, il sangue. Ciò in quanto le concentrazioni ematiche delle sostanze d’abuso correlano molto meglio con quelle del cervello. Nel caso dell’alcol, che è la sostanza più studiata, sono state costruite addirittura delle curve che descrivono l’entità della compromissione psicofisica e dell’aumento del rischio di incidenti per l’aumento delle concentrazioni dell’alcol nel sangue. Queste curve ci dicono, ad esempio, che con l’aumento della concentrazione nel sangue da 0,2 g/l (corrispondente all’incirca ad un bicchiere di vino) a 0,8 g/l, il rischio di incidenti aumenta di 3-5 volte. Sulla base di questi ragionamenti sono state stabilite le soglie legali per l’adozione delle sanzioni penali per chi guida sotto l’effetto dell’alcol.
L’utilizzo delle concentrazioni dell’alcol nel sangue, per valutare l’idoneità alla guida, è entrato nella pratica comune per almeno due ragioni: la prima è la facilità dell’esame, in quanto la concentrazione del sangue può essere determinata attraverso l’analisi dell’aria espirata (con la prova del “palloncino”); la seconda è che, trattandosi di una sostanza legale ampiamente diffusa, era fondamentale poter discriminare fra un uso consentito ed uno dannoso per la guida.
Per quanto riguarda le altre sostanze, la plausibilità scientifica dell’utilizzo delle concentrazioni ematiche quale indicatore dell’idoneità alla guida, non si è, per ora, tradotta nella disponibilità di metodiche e tecnologie attendibili di facile uso e di indicazioni normative conseguenti.
Frequentemente si continua, invece, a derivare la definizione di “drogato al volante” dalla presenza di metaboliti, spesso inattivi, rinvenuti nelle urine ad una distanza di tempo sconosciuta dalla esposizione/cessazione degli effetti della sostanza alla quale si tende, tuttavia, ad attribuire la responsabilità dell’incidente.


Pier Paolo Pani
Medicina delle Tossicodipendenze
Cagliari
afro
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