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 L'operatore solitario

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AutoreMessaggio
zakunin
Admin


Numero di messaggi : 51
Data d'iscrizione : 16.11.07

MessaggioTitolo: L'operatore solitario   Gio Nov 29, 2007 3:19 pm

vi segnalo questo scritto del dott. Aldo Becce sul lavoro dell'operatore. Queste pagine sono nate durante un corso di formazione.

Pdf per il download:

http://zakunin.fileave.com/operatoresolitario.pdf

Citazione :
L'operatore solitario
Dott. Aldo Raul Becce
All’interno di alcune lezioni che ho svolto con operatori di una Cooperativa che lavora in ambito
psichiatrico, sono stato colpito dal loro discorso che, salvo eccezioni, parlava di una profonda ed
angosciante solitudine lavorativa.
Questi discorsi mi hanno suscitato alcune riflessioni:
Dal punto di vista psichiatlico, l 'utenza chiamata storicamente "cronica" rappresenta I'osso duro,
gli "irriducibili", quelli che dall’inizio della storia interroganoI 'uomo con il suo enigma. Nella
ripetizione dei suoi atti, nell’assurdo del suo essere fuori discorso sembrano formulare
insistentemente una sola domanda: " Quale posto per noi in questo mondo?" Come risposta, nel
corso della storia sono stati allontanati delle città, chiusi in posti che in realtà erano gabbie, legati,
bagnati con acqua fredda, passato corrente elettrica, caricati nelle barche e condannati a vagare
sull'acqua senza porto e senza tempo. Alla loro domanda esistenziale "Quale posto per noi in
questo mondo?" ogni epoca, ogni cultura ha trovato la sua risposta. Credo che la qualità della
risposta trovata sia un indicatore della salute mentale e sociale della società che la formula.
La Legge 180 ha rappresentato storicamente una risposta rivoluzionaria poiché ha messo in primo
Piano la dignità della persona, mettendo in crisi il concetto di ammalato di mente ed il suo desrtino
di uomo alienato nell'istituzione. LiberandoI 'ammalato della prigione di un concetto, ha compiuto
un altro atto: ha liberato I'infermiere del suo compito disumano di "sorvegliare e punire".
La legge1 80 non è solo un elenco di norme permessi e divieti. È una legge che per essere
applicata bisogna che la cornunità sia in permanente movimento, si tenga sempre attiva mantenendo vivo il suo spirito.

Ultimi abitanti di un mondo utopico
Il progressivo svuotamento fisico e affettivo dell'OPP di Trieste pare dirci che qualcosa non è
andato per il verso giusto. L'esodo ha lasciato però gli "irriducibili", gli ammalati cronici e le
gerarchie della psichiatria come ultimi abitanti di un mondo utopico, dove era stata costruita una
comunità che mescolava utenti, familiari, operatori, artisti, voloutari. Gli irriducibili però, i cronici,
i fondamentalisti della psicosi devono vivere insieme, appaltati, in case con vetri che si rompono
senza venire sostituiti, assistiti da un unico operatore della cooperativa, che non riesce a riunirsi con i suoi colleghi, che non viene seguito, supervisionato nel suo lavoro, appoggiato nella pressa di decisioni che ogni giorno deve prendere in totale solitudine dimenticato dalla stessa struttura sanitaria che dovrebbe farsi carico dei suoi pazienti. Sembra quindi che qualcosa non è andataper il verso giusto.
La libertà è terapeutica si , ma non l'abbandono.
Non c'è una sola teoria psichiatrica o psicologica valida che possa ipotizzare che I'intervento
del operatore solitario seguendo a cinque o sei pazienti, convivendo insieme a loro, possa
produrre dei cambiamenti, promuovere una maggiore autonomia, elaborare nuove proposte
di riabilitazione.

Il pericolo del ritorno del manicomio
Manca molto perchè I'operatore non potendo pensare insieme alla persona e agli altri professionisti in un progetto di vita, sentendosi solo, abbandonato ed esasperato, in compimento di un ruolo troppo grande per le sue forze, e poco riconosciuto nel suo contenuto, cominci ad applicare tutte quelle tecniche di contenimento che abbiamo criticato del manicomio?
Il lavoro nel sociale significa I 'incontro con la sofferenza dell'altro. L 'operatrore quindi si colloca in
una posizione"impossibile": essere lì,. dove non ci sono gli altri. Di essere li dove è mancato un
padre o una madre, dove spesso la intera struttura sociale è mancata. La persona sofferente è dunque sofferente di mancanza di rapporti o di un eccesso di rapporti patologici.
A questa eccessiva individualità del paziente psichiatrico, marginato a causa delle sue impossibilita, la legge 180 ipotizza un intenso lavoro comunitario. Costruire sempre un discorso lì dove il discorso manca o se estrania. Moltiplicare gli interventi, addiritturai il conflitto in modo che la sua emergenzia interroghi tutti sul da farsi.
In un testo del 1988, del suggestivo titolo "La comunità possibile" firmato da Giuseppe del Acqua,
Roberto Mezzina e Mario Colucci, si esplicita I'importanza che riveste il lavoro di gruppo nella
esperienza triestina: "... Il forte riferimento di gruppo, importato dalla comunità terapeutica (la
riunione quotidiana dell'equipe) si declinava in una pratica del confronto a tutto campo, spesso
spietato ma onesto, aperto, in cui la leadership ed il potere che essa incarnava ruotava attorno ad
una esplicitazione fondata esclusivamente su contenuti. Il confronto ed il conflitto, la dialettica,
tendevad a questo centro ad estendersi e moltiplicarsi a tutti i livelli, fino all'ultimo, al malato con
cui era difficile parlare."

Ouale è il vero compito del operatore solitario?
Se non può formulare dei progetti di autonomia, se non puo elaborare nuove proposte di
riabilitazione, se non viene seguito in modo continuo da una attenta supervisione e formato
teoricamentes,e viene lasciato da solo. Per I'operatore solitario si tratta in realtà di tenere lontano
della città il folle disturbatoe disturbante? Si tratta di evitare il conflitto, sparire nel silenzio, banalizzare il lavoro?
Dal punto di vista psicologico sono innegabili i rischi di un operatore che svolge un lavoro solitario
a contatto quotidiano con la profonda sofferenza che caratterizza un paziente psichiatrico.
ll rischio è quello di elaborare una serie di risposte difensive rigide utili a poter adattarsi a tale
situazione, come una eccessiva impronta personale con i conseguenti problemi di invischiamento
oppure al contrario un distacco altrettanto netto delle persone con i conseguenti problemi di perdita del senso della propria funzione.
Riproporre al paziente che di solito è stato soffocato da un rapporto a due con un familiare, la stessa modalità di relazione, rappresenta il rischio di evocare fantasie aggressive che contraddistinguono le relazioni di tipo speculare. Un secondo operatore presente interrompe questa simmetria, permettendo dal punto di vista strutturale di fare un passaggio decisivo dalla contraddizione alla dialettica. Distoglie l'operatore e l'utente di questo sguardo soffocante, alienante, offrendo un'altra immagine, un'altra versione.
Non si tratta quindi di una richiesta eccessiva poiché se si osserva il lavoro di un psichiatra in
territorio, di solito opera accompagnato per cogliere appunto un altro punto di vista.
La solitudine del operatore, sganciato di un lavoro di gruppo, senza riferimenti teorici, non seguito,
non assistito, riflette la considerazione che si ha sulla persona che li è stata affidata in carico.
Pare persa la dignità guadagnata dall'utente ed in conseguenza dal operatore, con la rivoluzione
della legge 180.
Si tratta piuttosto di mettere gli operatori nelle condizioni minime per funzionare senza subire le conseguenze di un compito senza protezione.

Un minimo di dignità per lavorare
Credo sia necessario che gli operatori della cooperativa siano seguiti regolarmente dalla Azienda
Sanitaria per quanto compete agli aspetti mentali degli uteniti, per costruire assieme all'utente un
suo progetto di vita, con riunioni di scambio e supervisione settimanale. Da un'altra parte gli
operatori dovrebbero trovarsi in turno come minimo in due ed avendo il tempo sufficiente per'
scambiare con i colleghi che vongonoa darli il cambio. Sempre con la mediazione di una fìgura
esterna, I'intero gruppo dovrebbe realizzare degli incontri settimanali per programmare il loro
lavoro.
È ovvio che a queste richieste per il buon funzionamento con un carico di lavoro così pesante si
potrebbe rispondere con le ristretezza economiche, i limiti del appalto, la difficoltà di negoziare
con la Azienda Sanitaria
Nonostante queste risposte possibili e prevedibili, la domanda resta in piedi. Per la salute e la
dignità de tutte le persone coinvolte, utenti e operatori e per rispetto alla lotta che ha portato ad
avere la legge1 80.


Ultima modifica di zakunin il Mer Apr 02, 2008 1:41 pm, modificato 1 volta
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gianluca K.
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MessaggioTitolo: Re: L'operatore solitario   Ven Nov 30, 2007 2:07 pm

ok finalmente sono registrato ...non nascondo qualche difficoltà nel completare l'operazione....in ogni caso...
la descrizione di questo articolo è interessante ,coinvolge i punti che dovremmo noi come gruppo puntare a realizzare ....se riuscissimo a risolvere i problemi (drammi) illustrati in questo articolo avremmo finalmente una figura Professionale tutelata e in grado di agire nel nostro nuovo sistema sociale....é un programma che potrebbe impegnarci per i prossimi 20 anni .é una rivoluzione !"!!!!
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gianluca K.
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MessaggioTitolo: Re: L'operatore solitario   Ven Nov 30, 2007 2:15 pm

dimenticavo ...volevo fare i miei complimenti ha chi si è impegnato per l'apertura di questo Forum.........!!!!!
se soldi non ci sono almeno la riconoscenza non deve mancare !!!!
Grazie Mille !!!!!
afro bounce
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zakunin
Admin


Numero di messaggi : 51
Data d'iscrizione : 16.11.07

MessaggioTitolo: Re: L'operatore solitario   Ven Nov 30, 2007 5:47 pm

gianluca K. ha scritto:
ok finalmente sono registrato ...non nascondo qualche difficoltà nel completare l'operazione
Molte persone hanno avuto la tua stessa difficoltà. Mi rendo conto che questo, per molti, possa essere uno strumento nuovo e di difficile comprensione. Appena ho tempo posterò una guida passo passo sull'uso del forum.

Citazione :
Grazie Mille !!!!! afro bounce
Prego! Very Happy
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