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 Riflessioni di Rotelli su cooperative/cooperazione

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AutoreMessaggio
ceghe
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Numero di messaggi : 55
Data d'iscrizione : 24.11.07

MessaggioTitolo: Riflessioni di Rotelli su cooperative/cooperazione   Ven Gen 11, 2008 12:47 am

da Giovanna Gallio (a cura di) Io, la Clu. conversazioni sull'essere e diventare cooperativa, Edizioni e, Trieste, 1997

Citazione :
“Il mio punto di vista [sulle cooperative] è molto semplice. Intanto distinguo nettamente le cooperative di tipo A da quelle di tipo B, o sociali. Le cooperative di tipo A sono agenzie di servizi; non sono cooperative sociali, checché ne dica la legge, e la loro evoluzione o il loro sviluppo personalmente non mi interessa granché. Delle cooperative di tipo B alcune fanno impresa sociale, nel senso che si appropriano di pezzi di sociale e lo utilizzano per permettere ai soggetti vulnerabili di lavorare; questa è la prima condizione per permettere ai soggetti vulnerabili di lavorare; questa è prima condizione per poter dire funziono. La seconda condizione sarebbe la bontà del prodotto che rende ‘sociali’ le imprese, ma nulla garantisce di questo; si tratta di vedere come funzionano, quali regole si danno. Non è certo l’esistenza di una cooperativa di tipo B in quanto tale a garantirci che siamo di fronte a una bella cosa.”
Franco Rotelli, pag. 64

“In modo naïf io pensavo che il mondo del pubblico fosse pieno di regole assurde, e che invece il mondo del privato fosse sufficientemente libero. In seguito ho scoperto che il mondo delle tasse, dei bilanci, dei libri da vidimare, è infinitamente più regolamentato ed oppressivo del pubblico; avendo solo e sempre lavorato per il pubblico non me n’ero accorto.
Il privato è infinitamente più vessatorio, più illiberale, più burocratico, più fiscale del pubblico che, per così dire, è ‘liberal’ se confrontato al privato. Questo evidentemente pesa nello scambio, perché ci si immaginava l’ingresso nella gestione privatistica dei servizi come la possibilità di adottare regole più flessibili: il fruire di una maggiore libertà, rispetto ad un pubblico dove c’era ad ogni passo il vincolo amministrativo, la delibera, il regolamento, il richiamo alla mansione e via dicendo.
Un’altra verifica deludente era via via data dal fatto che troppa gente saltava sul carro dell’impresa sociale per l’autovalorizzazione propria. Diventava come nel ‘socialismo reale’: chi fino a ieri aveva occupato ruoli subalterni veniva promosso dirigente da un giorno all’altro conservando la stessa mentalità e cultura.”
Franco Rotelli, pag. 81-82.

“Il fatto stesso che nell’ultimo decennio le cooperative si siano diffuse e moltiplicate non può essere assunto come un indicatore di senso, ma come l’espressione di un processo oggettivo che coincide con la dequalificazione di tutto. Parlo soprattutto della diffusione delle cooperative di tipo A, che ha significato la cessione di quote di servizio in delega a privati: sia perché questi costano meno in generale, sia perché rappresentano dei costi non fissi per le aziende sanitarie. Invece che assumere cento persone, che poi devo tenermi per cinquant’anni, pago adesso cento operatori che in seguito potrò spostare, liquidare, sospendere… Questo non è certo un processo positivo in niente; è un fatto e basta, di cui prendere atto. E c’è da chiedersi che cosa stanno realizzando, di creativo e di veramente innovativo le cooperative di tipo A.”
Franco Rotelli, pag. 85.
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zakunin
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Numero di messaggi : 51
Data d'iscrizione : 16.11.07

MessaggioTitolo: Re: Riflessioni di Rotelli su cooperative/cooperazione   Dom Gen 13, 2008 2:19 am

In linea di massima sono d'accordo con il "grande vecchio" della sanità triestina...ad esempio:

Citazione :
Le cooperative di tipo A sono agenzie di servizi;

Citazione :
Un’altra verifica deludente era via via data dal fatto che troppa gente saltava sul carro dell’impresa sociale per l’autovalorizzazione propria. Diventava come nel ‘socialismo reale’: chi fino a ieri aveva occupato ruoli subalterni veniva promosso dirigente da un giorno all’altro conservando la stessa mentalità e cultura.

D'altra parte non credo l'autore sia il più adatto a muovere critiche a un sistema, per quanto diverso, che si muove in parallelo rispetto al pubblico.
Lui stesso sottolinea come la cooperazione sia, alla fine, maggiormente sommersa dai vincoli dallo stesso servizio pubblico...questo risponde in parte alla sua domanda:

Citazione :
E c’è da chiedersi che cosa stanno realizzando, di creativo e di veramente innovativo le cooperative di tipo A.

Per completare la risposta:
Con quelle due lire che passano negli appalti non è possibile fare nulla di creativo e innovativo;
Con quel sistema (che ha contribuito a costruire) di commistioni politiche tra vertici cooperativistici e vertici del servizio pubblico, nulla può essere creato, ma solo mantenuto in equilibrio;

Con quegli enormi sprechi di cui siamo ogni giorno testimoni (parchi lussureggianti, uffici fiammanti, lunghi seminari degli psichiatri in Sardegna), perchè el vecio non prova a muovere una critica a se stesso? Trovo ipocrita sentire una persona che tanta responsabilità ha sulla crescita negli ultimi 30 anni della sanità triestina, criticare senza proporre nulla di costruttivo; criticare, poi, quel sistema che lui stesso ha contribuito a formare...insomma...
1) perchè non guarda la sua trave nell'occhio (non dimenticherò mai scene di infermieri che prendono il sole nel giardino del c.s.m o che passano le lunghe mattinate nei baretti più scrausi dei rioni in cui i centri si trovano, o gli psichiatri che non hanno mai tempo, ecc. ecc.)?
2) criticare è facile...cambiare un po' meno. Lui che il potere per farlo ce l'avrebbe anche, perchè non ci prova....mmmhhh

Citazione :
avendo solo e sempre lavorato per il pubblico non me n’ero accorto.
un paio di mesi a 950euro al mese con un carico di responsabilità enorme, nessuna protezione dal burn out, nessuna voce in capitolo, forse, le sarebbe terapeutica...
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